AttualitĂ Cultura

Antonio Caprarica – “La fine dell’Inghilterra”

Antonio Caprarica di nuovo in libreria: il noto giornalista, giĂ  corrispondente Rai da Londra, analizza l’attuale scenario socio-politico del Regno Unito e la crisi della Corona nel suo ultimo libro edito per Sperling & Kupfer👇

Antonio Caprarica
đź“·mrwallpaper – La Union Jack, bandiera ufficiale del Regno Unito dal 1801 – voceliberaweb

Un titolo forte, volutamente provocatorio, di quelli pensati per catturare subito l’attenzione del lettore. Una bandiera, la celeberrima Union Jack, che in copertina appare strappata, come lacerato è il paese che rappresenta. Eppure, entrando nelle pieghe dei temi politico-sociali affrontati nel libro, ci si rende conto di come questo titolo, in fondo, provocatorio lo sia solo fino ad un certo punto. D’altronde i tempi della “Cool Britannia” appaiono oggi lontanissimi, quell’epoca a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio in cui il Regno Unito, con l’Inghilterra a fare da capofila, irradiava una forza attrattiva enorme, data altresì dal glamour delle sue figure di spicco, si è conclusa da un pezzo e la realtĂ  odierna ci propone lo scenario di un decadimento che sembra incontrovertibile.

E chi meglio di Antonio Caprarica, che quel paese lo conosce nel profondo (per oltre dieci anni corrispondente Rai da Londra) poteva raccontare a noi italiani le cause profonde del declino di una ex grande potenza globale? L’ultimo saggio del noto giornalista leccese, dal titolo “La fine dell’Inghilterra”, si apre con l’analisi di un vero e proprio caposaldo della costruzione identitaria inglese, anch’esso nel pieno di una crisi senza precedenti: la monarchia. La Corona deve fare i conti con una minaccia alla propria integritĂ  rappresentata da due fattori: lo sfaldamento interno alla famiglia reale, vale a dire lo strappo tra i principi William ed Harry, e la malattia che, come se non bastasse, ha contestualmente colpito Re Carlo e la futura regina Kate, presente e futuro entrambi in pericolo. Se la forza di un’istituzione personalistica come quella monarchica è data dal sovrano regnante, e se la forza di quest’ultimo è data dalla sua “immagine”, il trovarsi in uno stato di debolezza fisica ad un’etĂ  avanzata non può che inficiarne la capacitĂ  rappresentativa e, di conseguenza, la rappresentativitĂ  dell’istituzione stessa.

“Per essere creduta devo essere vista” – Amava dirlo la compianta Regina Elisabetta II agli albori del suo lunghissimo regno, ben comprendendo che il ruolo pubblico del monarca si sostanziasse nella sua visibilitĂ , nel creare un legame diretto con la gente, tanto piĂą ci si inoltrava in un’epoca in cui la cura dell’immagine sarebbe diventata centrale nei processi di costruzione e mantenimento del prestigio. Ed è forse questo ciò di cui la nuova monarchia inglese ha maggiore bisogno: di una figura che sappia interpretare al meglio le esigenze della modernitĂ . Niente piĂą simboli dunque, ma persone vicine ai problemi della quotidianitĂ  e sensibili alle sfide piĂą attuali. Questa la missione cui dovrĂ  tendere la Corona, a meno che non muoia di sĂ© medesima, non riuscendo ad attraversare la tempesta che da tempo imperversa su piĂą fronti.

Esaurito il capitolo dedicato ai reali, Caprarica spazia sui temi prettamente politici ed economici della societĂ  britannica, alle prese con le conseguenze di lungo termine della clamorosa decisione di rompere con l’Unione Europea tramite il Referendum del 2016. Gli effetti negativi della Brexit (consumatasi formalmente il 31 Gennaio del 2020) sono stati acuiti dalla pandemia da Covid-19 e dalla sfavorevole congiuntura della guerra russo-ucraina, eventi che hanno incrinato un’economia giĂ  sguarnita delle garanzie protettive dell’appartenenza all’Unione. Quella che appariva come una grande opportunitĂ  per l’isola, attraverso una forte vocazione al commercio internazionale, e una ripresa delle leve di economia finanziaria e della legislazione nazionale, non ha prodotto i risultati promessi nĂ© tantomeno ha sostenuto l’illusoria visione propagandistica della “Global Britain”, un vano tentativo di riposizionare il Regno Unito al vertice dei processi del mondo globalizzato, quasi un’eco di quella grandezza imperiale ormai perduta.

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