Meteore: Francesco Grandolfo, eroe per un giorno
A diciott’anni salì alla ribalta nazionale con una tripletta in Serie A. La parentesi a Verona, di nuovo Bari, poi tanto girovagare tra C e D. Oggi, a 30 anni, veste la maglia dell’Arzignano(Lega Pro)👇

Erano gli anni ’60 quando Andy Warhol preconizzava l’era dei famosi “quindici minuti di celebrità”. Un futuro, quello descritto dall’artista statunitense, in cui chiunque sarebbe riuscito ad ottenere la fama, anche se per pochissimo tempo. Fenomeno fugace, la fama stessa, espressivo di una società moderna dove tutto si sarebbe consumato in fretta, lasciando un senso di incertezza e di vuoto, e che per questo motivo sarebbe stata definita “liquida” dal sociologo Zygmunt Bauman in un fortunato saggio.
Per Francesco Grandolfo il momento di celebrità è durato appena più di quindici minuti, per cedere subito il posto al più buio anonimato. Abbastanza a lungo per goderselo, forse, decisamente troppo breve per realizzare davvero, e forse anche per spiegare cosa sia successo in seguito.
E’ il 22 Maggio del 2011 e allo stadio “Dall’Ara” va in scena un Bologna-Bari valido per l’ultima giornata del campionato di Serie A 2010/11. E’ la classica partita di fine stagione nella quale nessuno ha più nulla da chiedere; i rossoblù padroni di casa sono già salvi, mentre gli ospiti, ultimi in classifica, sono già aritmeticamente retrocessi in B. Allora diverse novità di formazione, specie per Bortolo Mutti. Il tecnico dei pugliesi lancia dal primo minuto un ragazzo della primavera, che fin lì la Serie A l’aveva solo assaporata (dieci minuti contro il Palermo, il 7 di maggio) e, incredibile ma vero, sarà proprio quel ragazzo a prendersi la scena.
Lui si chiama Francesco Grandolfo, diciotto anni compiuti, e quel pomeriggio, tra primo e secondo tempo, mette a referto tre delle quattro reti con cui i ‘galletti‘ annichiliscono il Bologna in casa sua (l’altro marcatore è il norvegese Huseklepp). Giornata da incorniciare per il giovanissimo attaccante nativo di Castellana Grotte(BA) che con quella tripletta inattesa stabilisce contestualmente due primati: diventa il primo calciatore nella storia del Bari a realizzare tre gol in trasferta in Serie A e contribuisce alla più larga vittoria esterna dei biancorossi in massima serie(0-4).
Niente male scrivere una pagina di storia della squadra della propria città, per uno che soltanto pochi mesi prima calcava il terreno del settore giovanile.
Insomma, se il club pugliese saluta così il massimo campionato, Grandolfo vuole rimanerci ed è smanioso di riprovare le incredibili emozioni che il campo gli ha regalato. Ambizione più che legittima: da quello show bolognese i riflettori ce li ha puntati addosso e la speranza è quella di ritagliarsi uno spazio importante, magari partendo da una squadra di medio/bassa classifica, per poi puntare sempre più in alto. (continua sotto…👇)

La chiamata gli arriva dal Chievo Verona e lui la accoglie di buon grado, entusiasta di potersi misurare ancora ad un livello alto. I ‘clivensi’ sono una piccola ma solida realtà del nostro campionato, puntano ad una salvezza tranquilla, come nelle ultime stagioni, e possono dargli l’opportunità di crescere senza troppe pressioni addosso. La situazione sembrerebbe ideale per un giovane calciatore che sta vivendo le luci della ribalta.
Eppure, l’esperienza di Verona riserva solo amarezza. Giunto in Veneto, Grandolfo il campo lo vedrà quasi esclusivamente dalla panchina e, nonostante gli elogi degli addetti ai lavori e le promesse di considerazione futura, il minutaggio rimarrà irrisorio (soltanto due presenze nell’annata 11/12) compresso dalla concorrenza dei vari Pellissier, Paloschi, Moscardelli e Thereau.
Deluso comprensibilmente, ma ancora motivato a coronare il suo sogno, nel 2012/13 Francesco fa ritorno a Bari, in cadetteria, immaginando un trampolino di lancio per un nuovo salto in massima serie. Ma Grandolfo e la Serie A non si sarebbero più incrociati. Finito di nuovo ai margini, la cronaca degli anni successivi racconta di un girovagare tra Serie C e addirittura D(nel 2014/15 con la maglia della Correggese) in cui il calciatore ha forse trovato la propria reale dimensione, ma lo ha fatto con un po’ di rammarico, abbandonando ogni altra prospettiva di protagonismo in leghe superiori.
E quella tripletta al Bologna? I suoi ‘quindici minuti di celebrità’.
