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Novak Djokovic denuncia l’Atp: cosa vuole il suo sindacato

Guadagni, salute degli atleti e controlli antidoping: l’associazione fondata da Nole nel 2020 ha annunciato di aver fatto causa alle istituzioni del tennis (Atp, Wta, Itf e Itia). Diversi gli aspetti oggetto dell’accusa👇

📸tennisitaliano – Novak Djokovic dopo il trionfo al Roland Garros 2023, che lo ha reso il tennista piĂą titolato di sempre – voceliberaweb

L’attacco è potente e preciso, come quelli che era solito sferrare in campo. Poco cambiava che fosse una prima di servizio, un dritto oppure un rovescio (suo miglior colpo), perchĂ© spesso e volentieri andava a segno, e ben poco potevano farci i rivali. Ma stavolta non è di una partita che stiamo parlando. Almeno, non una di quelle che storicamente hanno visto protagonista il plurititolato campione serbo. Novak Djokovic ha sferrato sì un attacco alla sua maniera, ma lo ha fatto lontano dai campi da gioco, e non contro un avversario in carne ed ossa, bensì rivolgendosi all’intero sistema tennis e alle istituzioni che lo governano a livello mondiale, impugnando l’arma del diritto.

Il fatto. La scorsa settimana è stato reso noto che la PTPA(Professional Tennis Players Association)associazione di tennisti attiva dal 2020 di cui Nole è fondatore insieme al collega australiano Pospisilha annunciato di voler avviare delle azioni legali contro le principali istituzioni del mondo del tennis. Le accuse? Molto pesanti e contenute in un documento elaborato dalla stessa associazione e allegato all’atto di citazione in giudizio. Tra i molteplici capi d’accusa è presente anche la questione dei controlli antidoping, che risulterebbero lesivi della privacy degli atleti, con un riferimento al recente caso di Jannik Sinner.

Secondo il sindacato facente capo a Djokovic, i maggiori enti governativi dell’universo della racchetta (Atp, Wta, Itf e Itia) sarebbero al centro di un sistema in cui vigono “corruzione, illegalitĂ  e abusivismo” oltre ad una serie di elementi idonei a designare un autentico regime monopolistico. Ad essere finiti nel mirino sono quasi tutti gli aspetti che afferiscono alla gestione commerciale del prodotto tennis. Dai compensi per i giocatori (giudicati iniqui) alle condizioni inaccettabili a cui gli stessi vengono costretti per “far andare avanti lo show”, quali calendari dal ritmo insostenibile, partite giocate con 100 gradi di calore o fino a tarda notte, od anche con palline di volta in volta diverse, così da incrementare il rischio di infortuni. Insomma, uno scarsissimo riguardo per i protagonisti del gioco, ed un sistema che punta unicamente ad ‘utilizzarli’ per il proprio tornaconto economico.

Ma il passaggio piĂą significativo della denuncia è forse quello in cui si evidenzia come le istituzioni tennistiche strutturino il sistema di assegnazione dei punti in classifica in modo “draconiano”, stabilendo arbitrariamente a quali tornei i giocatori possono prendere parte, quanto compenso guadagnano e se hanno l’opportunitĂ  o meno di ottenere determinate sponsorizzazioni. Il tutto, messo assieme, configurerebbe un meccanismo volto a precludere ogni sbocco verso il libero mercato concorrenziale, traducendosi in una lesione dei diritti degli stessi atleti, che verrebbero altresì sfruttati dal punto di vista finanziario senza che venga loro riconosciuto un giusto introito ( attraverso la cessione dei diritti di immagine).

Dietro la patina glamour che gli imputati promuovono, i giocatori sono intrappolati in un sistema ingiusto che sfrutta il loro talento, sopprime i loro guadagni e mette a repentaglio la loro salute e sicurezza. Abbiamo esaurito tutte le opzioni di riforma attraverso il dialogo e gli organi di governo non ci hanno lasciato altra scelta che cercare di ottenere responsabilitĂ  attraverso i tribunali.” (Ahmad Nassar, direttore esecutivo PTPA)

📸www.ptpaplayers.com

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